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Perde il lavoro per restare a casa a curare la Figlia malata di leucemia
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Vende l'Azienda e regala 1.000.000 di euro ai Dipendenti
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Vincono 116 milioni di euro e rendono milionari gli Amici
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Venti anni in galera: è innocente
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In montagna per disperdere le ceneri
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Travolto da una ruspa muore a 2 anni. La Madre era da poco morta
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Partorisce due gemelli a 15 anni, papà ne ha 14
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Anche in Italia arriva il matrimonio con lo sponsor In America è già una modalità diffusa, ora anche le prime coppie italiane, alle prese con crisi economica e problemi di bilancio, stanno sperimentando la soluzione. Il risultato? Il 40 per cento di spese in meno Dicono che sia il giorno più bello. Meglio ancora se a finanziarlo sono degli sponsor. In tempi di crisi pagarsi un matrimonio costringe alcune coppie a rimandare il momento del fatidico Sì in attesa di una situazione economica più florida. Ma c’è chi decide di sposarsi chiedendo uno sconto al fotografo, al fioraio e al ristorante per la cerimonia. Tutto in cambio di pubblicità, dal volantinaggio ai social media. Un investimento per entrambi: gli sposi possono risparmiare fino al 40 per cento e i fornitori si assicurano visibilità a costo zero. Eleonora Bianchini Serpente in culla, bebé lo uccide a morsiTEL AVIV 27 gennaio, 12:03 - Emulo casuale del piccolo Ercole della mitologia classica, un bebé israeliano è finito oggi sulle pagine di tutti i giornali per aver annichilito a morsi un serpente scivolato all'improvviso all'interno della sua culla, in un villaggio a maggioranza araba della Galilea. L'episodio ha dell'incredibile, ma secondo quanto è riuscita ad accertare la stampa locale - inclusa quella seria - sembra proprio che sia autentico. Il protagonista si chiama Imad e ha 13 mesi. Insidiato da un serpentello di 30-40 centimetri, non ha fatto una piega: se lo è portato alla bocca come un ninnolo qualunque, per poi cominciare a rosicchiarne la testa senza lasciargli scampo. La mamma, inorridita, si è ritrovata la scena sotto gli occhi ieri mattina e ha chiesto aiuto. Ma quando il bambino è stato portato in ospedale, si è scoperto che stava benissimo: il serpente non era velenoso e, comunque, è risultato aver avuto la peggio. Il papà, in preda a un eccesso di euforia (anche per lo scampato pericolo), va ora dicendo in giro nel villaggio che il suo piccolo "é un eroe". Imad - ignaro di tutto - è tornato intanto a spadroneggiare sovrano nella sua culla. |
Un grattacielo costruito in 15 giorniCina, condensate in un video le 360 ore di lavoro necessarie per realizzare l'edificio09/01/2012 09:13 - Dopo aver strappato al Giappone il primato economico, la Cina ha tolto al Sol Levante anche un altro record: quello della più veloce costruzione di un grattacielo. Gli ingegneri di Pechino sono infatti riusciti a costruire un palazzo di 30 piani in soli 15 giorni: 360 ore non stop di lavori per innalzare la costruzione, con anche un secondo primato: nessun incidente sul lavoro registrato in cantiere.La struttura, l'Ark Hotel, è stata eretta sul lago Dongting, nella provincia dello Hunan, dal Broad Group, compagnia edilizia specializzata in architettura sostenibile, ed è in grado di sopportare un terremoto di magnitudo 9: si tratta dunque di un edificio cinque volte più resistente delle normali costruzioni antisismiche. Gb, 34enne diventa padre per la sedicesima volta : i figli da 15 donne diverse
"E' disoccupato da anni, e non dà segni di voler cercare un lavoro", ha detto la Lorraine, la madre di Cunning. "Non ci parliamo e, anche se gli voglio bene, non condivido il modo in cui vive la sua vita". Chelsea, 19 anni, madre del 16esimo figlio di Cunning, doveva partorire venerdì, ma la nascita è stata rimandata. Solo 2 settimane fa, un'altra 19enne aveva dato alla luce il 15esimo figlio di Cunning, mentre un'altra adolescente è incinta del 17esimo figlio, la cui nascita e' attesa per il 2012. |
La sposa non arriva, il prete inizia la messa senza attenderla
ROMA - Ha atteso una ventina di minuti ma visto che non c'era traccia della sposa, evidentemente troppo ligia nell'osservanza del tradizionale ritardo, il parroco ha iniziato la funzione tra l'imbarazzo del futuro marito e lo stupore di invitati e fedeli. È successo domenica mattina nella chiesa di Santa Rosa da Viterbo, quartiere la Rosa a Livorno. «Si trattava di una messa parrocchiale - spiega al Tirreno padre Maurizio De Sanctis, in arte padre Nike, che comunque alla fine ha celebrato e benedetto l'unione - e non di una funzione riservata. Ecco perchè ho iniziato senza la sposa. L'ho fatto soprattutto per i bambini del catechismo che erano in chiesa dalle dieci e per l'attesa cominciavano a spazientirsi perchè erano stanchi. La sposa, in ogni caso, è arrivata un minuto dopo, prima dell'inizio delle letture». Martedì 11 Ottobre 2011 - 12:13 Venti anni in galera: è innocenteLe rivelazioni di un carabiniere: "Confessò perché lo torturammo". Giuseppe Gulotta è in carcere dal ’90 per l'uccisione di due militari ad Alcamo, avvenuta nel 1976: "Ho sempre detto delle sevizie. Nessuno mi ha mai creduto" Empoli, 24 giugno 2010 - Era poco più che maggiorenne, Giuseppe Gulotta siciliano di Alcamo Marina (Trapani), quando iniziò il suo lungo calvario, che attraverso nove processi lo ha portato dietro le sbarre con l’accusa di duplice omicidio per la strage di Alcamo Marina del gennaio 1976. Condannato all’ergastolo per aver ucciso — in concorso con due complici tuttora latitanti — due carabinieri trucidati in caserma. Condannato ma innocente. Reo confesso, ma sotto tortura. L’ha gridata, la sua innocenza, attraverso 14 anni e 9 processi. Ma inutilmente: l’ergastolo lo sta scontando dal ’90, nel carcere di Ranza di San Gimignano (Siena). Una speranza si è accesa nell’autunno del 2007, quando Renato Olino, brigadiere in congedo dei carabinieri del Nucleo antiterrorismo, che indagò sul duplice omicidio, rivelò al sostituto procuratore di Trapani che la confessione di Gulotta, effettivamente, fu estorta con la violenza. Ci sono voluti tre anni di battaglie legali per ottenere la revisione del processo. Oggi, a distanza di 34 anni dai fatti, la testimonianza di Olino, sarà ascoltata dai giudici della Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria (cui è stato affidato il nuovo processo). Gulotta, che adesso ha 53 anni, in tutto questo tempo si è sempre professato innocente. Per la sua buona condotta gli è stato concesso anche il regime di semilibertà: di giorno lavora come muratore a Poggibonsi, quando smonta raggiunge a Certaldo la sua compagna Michela (dalla quale ha avuto anche un figlio, William di 22 anni), ma a mezzanotte è costretto a tornare in cella. «Il mio calvario — racconta — cominciò quel maledetto giorno di molti anni fa quando insieme ad altri due giovani alcamesi fummo sospettati di aver ucciso l’appuntato Salvatore Falcetta e il militare Carmine Apuzzo che dormivano in caserma. Gli inquirenti che facevano parte di un commando antiterrorismo di Napoli, mandato apposta per indagare sul caso, ci arrestarono e ci sottoposero ad un terribile interrogatorio dove ci torturarono per farci confessare». I tre giovani, tra l’altro accusati dalla testimonianza di Giuseppe Vesco, un alcamense psicolabile, conosciuto con il nomignolo di «Peppe ‘u pazzu», davanti al magistrato ritrattarono tutto ma nessuno li credette più. Tutti colpevoli, tutti condannati all’ergastolo. L’unico, però, che ha conosciuto il carcere è stato Gulotta, perché gli altri si sono dati alla latitanza in Brasile, da dove hanno chiesto inutilmente la grazia. A distanza di anni, però, Renato Olino è pronto a raccontare ai giudici gli sconcertanti retroscena sui metodi utilizzati durante l’interrogatorio di molti anni fa. Rivelazioni che l’ex carabiniere aveva già fatto al sostituto procuratore di Trapani nel 2007 e che hanno permesso agli avvocati, Baldassarre Lauria e Pardo Cellini, di chiedere alla Cassazione la revisione del processo a carico di Gulotta. di IRENE PUCCIONI |
Stroncato sulle scale da infarto. L'amico lo soccorre e muore con luiSabato 28 Gennaio 2012 - 21:54 BRINDISI - Tragico destino per due anziani amici e vicini di casa di San Vito dei Normanni, entrambi morti per infarto. Le vittime sono Antonio Iaia, 72 anni, e Francesco Pecoraro, 70 anni, entrambi cardiopatici, residenti al secondo e al terzo piano di un piccolo condominio in via delle Libertà, nella zona 167 del paese. Erano circa le 18 quando Iaia ha preso una scala, deciso a sostituire il neon del pianerottolo della sua abitazione. È salito sulla scala, ma è stato colto da malore, accasciandosi a terra senza dare segni di vita. È stata la moglie ad accorgersi di quanto accaduto. La donna ha telefonato al 118 e poi ha subito chiamato dal balcone l'amico del marito, Francesco Pecoraro, che era nel cortile del condominio. Quest'ultimo, anche lui cardiopatico, si è precipitato in soccorso di Iaia, ma la corsa gli è stata fatale. L'uomo si è sentito male ed è caduto per terra quando ancora stava salendo le scale che dal cortile conducono verso il portone di ingresso dell'edificio. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni e due ambulanze del 118, i cui medici hanno tentato, ma inutilmente, di rianimare i due pensionati. Nelle abitazioni delle famiglie delle vittime si è recato anche il sindaco di San Vito dei Normanni, Alberto Magli, che conosceva personalmente i due anziani. Divorzio tra centenari, il motivo un tradimento di 60 anni primaMercoledì, 28 dicembre 2011 - 19:05:15 Ci si può lasciare a quasi 100 anni e dopo la bellezza di 77 anni di matrimonio? A fronte di una scoperta di tradimento, pare proprio di sì. Lo conferma una storia che ha dell’incredibile: Antonio C., classe 1912 originario di Olbia, e Rosa T., classe 1915, napoletana, hanno deciso di separarsi a causa di una lettera di sessant'anni fa venuta allo scoperto. La missiva era stata scritta da Rosa al suo amante ed è casualmente finita nelle mani di Antonio in tempi recenti. Antonio e Rosa si conobbero negli anni ‘30 quando lui, giovane e aitante carabiniere, fu inviato a Napoli negli anni tra le due guerre. Il fatidico sì fu pronunciato nel capoluogo partenopeo nel 1934, e gli anni che seguirono vennero allietati dalla nascita di cinque figli e numerosi nipotini. Poi un giorno l'incantesimo si spezza: Antonio, mentre riordina i cassetti di un vecchio comò, trova ben nascoste alcune lettere che la moglie aveva scritto negli anni ’40 al suo amante. La donna, davanti alla scenata di gelosia del marito, confessa tutto, ritenendo il "peccato prescritto" dopo oltre mezzo secolo di convivenza. Ma Antonio, che non ha perso il carattere impulsivo e geloso, non perdona il tradimento: nel 2002 si allontana dalla casa coniugale e trascorre qualche settimana dal figlio maggiore. Poi rientra a casa, ma le cose non vanno più come prima e la coppia inizia a litigare per ogni cosa, fino a quando, due settimane fa, i due anziani coniugi decidono di rivolgersi al Tribunale di Roma, con ricorso per separazione legale a firma degli avvocati Anna Orecchioni, Marco Angelozzi e Giacinto Canzona, per porre fine alle loro nozze. Al giudice civile ora l'arduo compito di riconciliarli e far ritrovare loro il senso di un'intera vita trascorsa assieme. Una storia che ha dell’inverosimile nell’epoca degli incontri in chat e nelle community online. |